Richard Ginori

Official Web Site

Simbolo di  valori estetici squisitamente italiani Richard Ginori è nome emblematico,   nel mondo,  per la  porcellana artistica. 
Il suo stile leggero e sofisticato, dopo oltre duecentosettant’anni, si riconosce per l’armonia e ricercatezza di  forme e decori. Il senso dell’eleganza, la ricerca di bellezza e perfezione ispirano  ciascun  pezzo. L’inesauribile capacità creativa della  manifattura Ginori ha lasciato un segno in ogni epoca: i primi bassorilievi in  stile settecentesco e tardo barocco, le forme impero e quelle sinuose dell’art déco, i moduli rigorosi del design moderno fino al linguaggio decorativo attuale.   
Nel ricco repertorio di oggi siglato Richard Ginori 1735 , che oltre a oggetti e vasellame propone soprattutto infinite  forme per la tavola, preziosamente decorate ma anche in bianco porcellana e bone china,  resistono tracce  storiche e vintage che convivono con proposte più rigorose e concettuali, e persino interpretazioni decorative più trendy. In  una sintesi di stili sofisticati, delicati, deluxe accomunati da un linguaggio estetico universale. Non mancano pezzi esclusivi realizzati su richiesta in limited edition.
Maestri di decorazione e pittura. Per produrre questa fusione di stili e  dettagli  eccellenti, vengono utilizzati stampi e forme della vecchia tradizione; a questo si aggiunge l’unicità del tocco artistico della  pittura e della decorazione a mano, segni distintivi dei  prodotti  Richard Ginori 1735.  Gli interventi dei maestri pittori,  per  pezzi destinati alla tavola e in particolare per urne o vasi molto preziosamente dettagliati, superano  anche le duecento ore  di  paziente concentrazione.  Un valore aggiunto che conferma  l’antica fama  degli stabilimenti di Sesto Fiorentino (ex Manifattura di Doccia), a ragione ritenuti tra i più gloriosi  opifici esistenti,  nei cui reparti si  ricalca  la laboriosità artistica delle botteghe di pittura  rinascimentali.  
Il rinnovamento  e  i  grandi designer . Il geniale architetto Gio Ponti  fu direttore artistico di Richard Ginori tra il 1923 e il 1930. Il suo programma di rinnovamento integrale  di forme e decori, di grafica e loghi  lascia una traccia significativa. Il linguaggio di Ponti è originale interpretazione dell’Art Deco.  Nell’archivio del  Museo Doccia sono conservati il suo carteggio e i disegni autografi. Alcuni pezzi famosi vengono continuamente chiesti in prestito dai più autorevoli musei del mondo.  Ma anche in tempi più recenti, negli anni novanta,  Richard-Ginori, insegue il rinnovamento degli stili e   commissiona a nove talenti del  design italiano, scelti nell’ambito milanese, altrettanti progetti.  Tutti in bianco assoluto, improntati all’essenzialità moderna e alla revisione del percorso estetico i meravigliosi prototipi di Achille Castiglioni, Enzo Mari, Aldo Rossi, Angelo Mangiarotti sono  visibili al Museo Doccia, mentre altri  sono stati messi  in produzione,  come il servizio di Sergio Asti (la forma Nuvola), quello di Giugiaro (servizio Funè) e  la proposta di  Albini-Helg-Piva  (Odissea  in vitreous china).  Un filone  di pulizia di forme e moduli  già precedentemente esplorato  con successo  da Giovanni Gariboldi, successore di Ponti. Suo  il  servizio Ulpia, presentato in Triennale nel 1954 e gli ancora attualissimi impilabili (premio Compasso d’Oro). Un’ottica minimalista ripresa anche da Gino Campana, direttore della manifattura  fino al 1974, con il set “cinese”  Song. 
Le nuove firme. Sempre negli anni novanta ad artisti noti per l’abilità decorativa e pittorica, viene richiesto lo sviluppo di un nuovo concept di segni e  colori: si distingue il  belga Jean Michel Folon che nel 1995 trasporta sulla porcellana la sua inconfondibile tecnica sfumata (piatto Alba sul mare).  Da qualche anno Richard Ginori si è avvicinata ad un altra importante espressione creativa italiana, il design  moda. Nascono  accordi con nomi   illustri.  Dal 1997 la collaborazione con lo stilista e architetto  Gian Battista Vannozzi,  studioso di forme e decori, di una ricerca sull’equilibrio tra cerchio e quadrato racchiusa nell’elegante forma  Diagono; quindi nel  2004 un accordo con Missoni che propone il Tableware Missoni Home dal forte appeal coloristico (ormai famosi i set Bianconero, Margherita, Carousel); un ulteriore legame con lo stilista Oscar de La Renta  aggiunge a questa esplorazione contemporanea un tocco di new decor americano. 
La fabbrica dell’oro bianco. Una storia piena di fascino, una struttura  antica che ha saputo mantenere gloriosamente la  leadership nell’arco di quasi duecentosettant’anni,  adeguandosi ai cambiamenti dettati dalle evoluzioni epocali senza mai rinunciare all’eccellenza  artistico-creativa. La “fabbrica dell’oro bianco” nasce nel 1735 nel granducato di Firenze, dalla grande mente imprenditoriale  del marchese Carlo Andrea Ginori.  Quando l’ aristocratico fiorentino,  avvia a Doccia   nella villa  della  tenuta di famiglia,  quella che poi diventa una delle più famose manifatture della porcellana artistica,  la febbre dell’oro bianco, aveva appena contagiato l’ Europa. La messa a punto è difficile ma poi la manifattura decolla. Se nel 1747, nella fabbrica di Doccia sono in funzione 2 fornaci, una per la maiolica, l’altra per la porcellana,  nel 1774 i dipendenti  diventano  circa un centinaio. Nel 1838 le fornaci sono 5, tre per le maioliche e le stufe e 2 per le porcellane e i  dipendenti quasi 200. Nel 1889 le fornaci sono diventate 15 con circa 1200 dipendenti. La guida illuminata della famiglia Ginori prosegue fino al 1896 anno in cui  avviene la fusione con l’industria ceramista milanese Augusto Richard, che già possiede molte  fabbriche al nord. Nasce così la  Richard-Ginori.  Numerose all’epoca  le innovazioni meccaniche  introdotte  nei laboratori: se da un lato si realizzano i modelli “classici” della produzione docciana, nascono i nuovi esemplari che risentono delle tendenze dell’Art Nouveau. Quando l’architetto Gio Ponti assume la direzione artistica, il suo programma di rinnovamento  lascia un  segno indelebile e significativo.   L’espansione è intensa e  continua tanto che nel 1930 la superficie edificata raggiunge 80.000mq, con 40 forni e 2000 dipendenti.
Dopo l’ultima guerra mondiale si decide la costruzione di una nuova Manifattura più ..”vicino alla strada”.. edificata con criteri razionali e moderni a Sesto Fiorentino, dove nel 1958 verrà traslocato da Doccia lo storico stabilimento. E qualche anno più tardi anche il Museo.  
Nel 1970 viene affrontata una nuova acquisizione dell’azienda da parte di Finanziaria  Sviluppo e Liquigas, finchè nel 1998 la manifattura Richard Ginori viene  rilevata da Pagnossin. Entrambe le società sono quotate in borsa. 
Alla Richard Ginori S.p.A. si riconducono attualmente  anche i marchi Laveno Richard Ginori Group e Laure Japy, Paris.

Il classico che non tramonta mai

 

Il moderno

 

 

Fonte: Richard Ginori Official Web Site:
http://www.richardginori1735.com/ita/brands.html

« Alessi